Dal partner EEN Confcommercio pubblichiamo una nota esplicativa sull’accordo UE-Mercosur:
Il Mercosur (Mercado Común del Sur) è un blocco economico fondato nel 1991
con il Trattato di Asunción, che riunisce Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay
(più il Venezuela sospeso) il cui obiettivo è di favorire l’integrazione economica
e la libera circolazione di beni, servizi e persone tra i suoi membri, sul modello
del mercato comune europeo.
L’accordo UE-Mercosur è un trattato di libero scambio che ha come obiettivo la
creazione di una delle più grandi aree economiche del mondo, con più di 700
milioni di consumatori complessivi. In linea generale nell’accordo è previsto
che a fronte di una maggiore esportazione dell’UE di prodotti industriali e
tecnologici il Mercosur esporterebbe in Europa più prodotti agricoli e alimentari.
L’accordo di libero scambio nasce da negoziati iniziati nel 1999 e conclusi dopo
più di 25 anni: il 6 dicembre 2024 è stato raggiunto l’accordo di principio, il 9
gennaio 2026 è stato dato il via libera degli ambasciatori UE con voto a
maggioranza qualificata (21 favorevoli, 5 contrari, 1 astenuto), il 17 gennaio
2026 viene ufficialmente firmato l’accordo ad Asunción (Paraguay) MA il 21
gennaio 2026 il Parlamento Europeo ha richiesto un parere legale della Corte di
Giustizia UE con un possibile e non auspicabile ritardo di 2 anni.
I principali elementi dell’accordo riguardano l’eliminazione o riduzione dei dazi
doganali sulla maggior parte dei prodotti esportati e importati tra UE e
Mercosur (il 91% dei beni europei e il 92% di quelli Mercosur), l’accesso al
mercato delle due aree per beni industriali e agricoli, servizi e appalti pubblici,
la tutela delle Indicazioni Geografiche (IG) europee, incluse molte italiane (vini,
formaggi, prosciutti, ecc.) e impegni su sostenibilità, ambiente e diritti sociali,
anche se contestati come insufficienti da alcuni Stati membri.
Da un punto di vista geopolitico, la firma dell’accordo ha in qualche modo
rappresentato la prima reazione forte dell’Unione Europea ai dazi di Trump.
L’intesa raggiunta con Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay prevede la
creazione della più grande area di libero scambio al mondo con 718 milioni di
persone e un PIL complessivo di 22.400 miliardi di dollari.
L’eliminazione graduale delle tariffe su oltre il 90% delle merci scambiate farà
risparmiare 4 miliardi di euro all’anno in dazi doganali alle 60 mila imprese
europee coinvolte. L’accordo proteggerà 350 prodotti UE a indicazione
geografica tra cui 58 italiani fra i quali Parmigiano Reggiano, Prosciutto di
Parma, Grana Padano, Prosecco, Chianti e Mozzarella di Bufala, vietando il
commercio di prodotti d’imitazione – italian sounding.
Inoltre, facilitare l’accesso a materie prime e minerali critici, come rame, litio,
grafite, nichel e terre rare ridurrebbe la dipendenza UE dalla Cina.
L’UE è anche il maggior investitore nel Mercosur, con un volume d’affari annuo
di circa 390 miliardi di euro, ma ha perso dal 2000 la leadership di primo
partner commerciale dell’area con una quota nel commercio estero scesa dal 30% al 16,8%, mentre nello stesso periodo la presenza della Cina è passata dal 5% al 27%. Una delle ragioni è dovuta anche all’instabilità delle
regole che con l’Accordo diventerebbero più chiare.
L’accordo creerebbe nuovi sbocchi commerciali per settori chiave come auto,
macchinari, farmaceutici, moda, vino e alimentare di qualità, ridurrebbe alcuni
dazi attualmente molto svantaggiosi quali quelli attuati in Brasile (fino al 35%
su auto, 20% su vini e alimentari trasformati), garantirebbe la tutela della
concorrenza leale e maggiore sicurezza normativa nei rapporti con i Paesi
sudamericani.
Un esempio indicativo è rappresentato dall’Accordo di libero scambio siglato tra
l’Unione Europea e la Corea del Sud che, in vigore dal 2011, ha eliminato oltre
il 98% dei dazi doganali su prodotti industriali e agricoli, facilitando l’export
europeo con benefici che includono l’abbattimento delle barriere non tariffarie,
norme su servizi, investimenti, proprietà intellettuale e appalti pubblici.
L’accordo ha permesso, inoltre, la protezione reciproca di una lista specifica di
indicazioni geografiche (fra i prodotti italiani beneficiari: l’Aceto Balsamico di
Modena IGP, la Bresaola della Valtellina IGP e il Kiwi Latina IGP).
Le obiezioni degli agricoltori
Molti agricoltori europei – italiani, francesi, irlandesi – temono una concorrenza
sleale da parte dei produttori sudamericani per vari motivi quali i costi inferiori
di produzione e standard ambientali/lavorativi più bassi nel Mercosur, il
maggiore uso di pesticidi, carne proveniente da allevamenti intensivi, talvolta
in aree deforestate e il rischio di calo dei prezzi europei a causa dell’aumento
dell’offerta di prodotti importati (es. carne bovina, zucchero, soia).
Anche l’Italia, paese nel quale l’agricoltura rappresenta un pilastro
dell’economia, in un primo tempo aveva bloccato l’intesa, ma dopo aver
ottenuto una serie di garanzie a tutela del settore (la soglia per attivare
indagini su prodotti sensibili è stata abbassata dall’8% al 5% su richiesta
italiana), ha cambiato posizione, diventando decisiva. Il governo italiano ha
imposto un limite all’import, e la sospensione temporanea della carbon
tax (Cbam) sui fertilizzanti a base di ammoniaca, urea e altre sostanze.
Nell’accordo sono presenti clausole di salvaguardia, proprio a tutela del
comparto agricolo, come la possibilità per l’UE di reintrodurre
temporaneamente dazi se un settore europeo risulta gravemente danneggiato,
quote massime di importazione per prodotti sensibili (es. 99.000 tonnellate
annue di carne bovina, contingentate e monitorate) e impegni di tracciabilità e
sostenibilità sui prodotti agricoli importati. Per i prodotti sensibili (carne
bovina, pollame, riso, miele, uova, aglio, etanolo, zucchero), la Commissione
Europea aprirà un’indagine quando si verificherà un aumento del 5% dei
volumi delle importazioni o un calo del 5% dei prezzi all’importazione.
Nel 2024 l’Europarlamento aveva già espresso gravi riserve sull’accordo, in
particolare per preoccupazioni ambientali (deforestazione in Brasile) e la
mancanza di sufficienti impegni vincolanti sul clima e sui diritti dei lavoratori.
Lo scorso 21 gennaio in Europarlamento è stata approvata, con 334 voti a
favore, 324 contrari e 11 astenuti, la richiesta di inviare il testo dell’accordo
commerciale UE-Mercosur alla Corte di giustizia dell’Unione europea per un
parere legale (processo che durerà almeno due anni).
È possibile che l’accordo entri in vigore parzialmente (“provisional
application”), ovvero solo per le parti economiche di competenza UE,
nell’attesa della decisione finale della Corte.
L’entrata in vigore sarà in ogni caso progressiva, con tempi di transizione
stimati fino a 15 anni.
Appendice
(Fonti: Commissione Europea – Commercio: policy.trade.ec.europa.eu; Ministero Affari
Esteri: www.esteri.it; ICE – Agenzia per il commercio estero: www.ice.it)
Elementi chiave del Mercosur – (Factsheet DG Trade del 2025)
Popolazione di 270 milioni di abitanti
Sesta economia al di fuori dell’UE con un PIL annuo di 2,7 trilioni di euro
388 miliardi di euro di investimenti nell’UE nel 2023
84 miliardi di euro di esportazioni UE con grande potenziale di crescita
Oltre 30.000 piccole imprese UE esportano verso il Mercosur
Oltre 600.000 posti di lavoro nell’UE sono già sostenuti dalle esportazioni UE
verso il Mercosur, destinati ad aumentare grazie all’accordo
Export Italia-Mercosur (2025)
Export totale: 7,6 miliardi di euro
Crescita: +2,9% (ottobre 2024-2025)
Posizione: 2° esportatore UE verso Mercosur (quota 13,8%)
Imprese esportatrici: 13.000 aziende italiane
Filiali operative: 1.400 imprese italiane
Distribuzione per Paese
Brasile: 5,9 miliardi €
Argentina: 1,2 miliardi €
Uruguay: 368 milioni €
Paraguay: 102 milioni €
Settori PMI – Nei settori a maggiore presenza di micro e piccole imprese (moda,
legno-arredo, prodotti in metallo, gioielleria e occhialeria) le esportazioni italiane
raggiungono 1 miliardo di euro, pari al 17,1% dell’export UE in questi comparti.